Anche se la televisione non la guardo, ogni
tanto è inevitabile che qualcosa passi. Dunque, oggi pranzavo da Cristian. Lui
è uno di quelli bravi, ma purtroppo tiene due televisioni accese nelle sale.
Senza suono, quello sì. Però i titoli che scorrono in basso potevo vederli. Mentre
mi gustavo una favolosa arrostita di pesce, mi capita di incrociare lo sguardo
su uno schermo. C’è qualcosa di automatico nella lettura. Non si può evitare. E
purtroppo leggo. “Clochard bruciato vivo”. Sì, in un certo paese civile del
nord Italia, non ricordo dove. Ma quello che mi colpisce di più è il resto. “Uno
scherzo finito male”. Ma dai!
Il titolo successivo riguardava Trump. Ha
definito dei cessi di paesi, quelli da cui provengono la maggior parte dei
clandestini negli Stati Uniti. Una rabbia feroce mi assale ed il vino mi va
quasi di traverso. Dire quello che si pensa può essere idiota, certo. Ma dire
quello che non si pensa è da bastardi. Ed io non riesco a credere che uno sano
di mente abbia scritto quel testo. Ma come, danno fuoco a un disgraziato e tu
lo chiami scherzo? Ma chi li ha assunti questi deficienti alla televisione di
Stato?
venerdì 12 gennaio 2018
lunedì 25 dicembre 2017
LA MERAVIGLIOSA FAVOLA DEL NATALE
Devo dirvi che ho un ricordo bellissimo dei
natali della mia infanzia. Da noi si usava scrivere una letterina a Gesù
bambino. Il giorno di Natale la si metteva sotto il piatto del babbo. Chissà
perché. Lui la leggeva con molta attenzione. C’erano i nostri proponimenti lì
dentro. Ma soprattutto i nostri desideri. Finito di leggere lui si alzava e
tornava con due grossi pacchi: uno per me e l’altro per mia sorella. E la festa
era grande. Grazie al bambinello, che ce li aveva portati durante la notte.
Un retro pensiero, però, mi guastava la
festa. Ma che crudeltà era mai questa, da far andare in giro per le case, al
freddo, un bambino appena nato? A me
Gesù bambino faceva un po’ pena.
Ho dovuto aspettare l’età della ragione, per
sapere che in realtà i pacchi li porta Babbo Natale. Ma questa cattiveria mi ha
segnato per tutta la vita. Perché non si può dire la verità ai bambini?
Tanti bei regali a tutti i fanciulli del mondo. Che
siate nati islamici, ebrei, cristiani, induisti o senza religione, Babbo Natale
non fa distinzione.
venerdì 22 dicembre 2017
UN PARTITO CHE NASCE CON LE IDEE CONFUSE
Liberi e uguali. Una enunciazione che toglie
da una parte quello che concede con l’altra. Come definire altrimenti che
contraddittorio e velleitario, questo che nasce come il partito che dovrebbe
rinnovare la sinistra?
L’uguaglianza non si concilia con la libertà.
Perché è un termine astratto, introdotto più dall’ideologia che dalla
realtà. Nella vita sono piuttosto in
competizione le differenze tra gli uomini, che la loro somiglianza. Dunque,
dove la libertà la fa da padrona, non può che prosperare la disuguaglianza.
Mentre se gli uomini devono essere uguali, allora l’uguaglianza può essere
ottenuta solo togliendo la libertà. Se non vogliamo parlare al vento, bisogna allora introdurre la Giustizia.
L’unico collante che può far convivere
le altre due, come il neutrone tiene insieme i protoni nel nucleo
dell’atomo. La Giustizia rigorosa è l’unica forza che può impedire ai peggiori
di emergere ed ai migliori di soccombere.
giovedì 7 dicembre 2017
MARILYN MANSON
Ora vi devo parlare di un personaggio che mi ha creato molta inquietudine. Per caso, ieri sera, inciampo su un canale e riconosco Bonolis, il presentatore. Davanti a lui c’è un tizio pieno di tatuaggi e truccato pesantemente. Ha il viso gonfio e l’occhio leporino. Si esprime lentamente e porta una protesi ad una gamba. Vengo a sapere che si chiama Marilyn Manson. Sedicente satanista o presunto tale. Intanto, mentre sto scrivendo, la luce cala e presto avremo un temporale. La memoria mi scivola veloce al giorno precedente. Quando su un giornale leggo un appello singolare. È il grido di dolore di un prete. Lo schianto di un tuono quasi mi assorda. Si tratta di un esorcista, che ammonisce Bonolis e la televisione italiana. L’appello è accorato e struggente. Il prete invita a non intervistare l’americano. Perché satana è sempre al lavoro, sostiene. Ora la pioggia batte dirotta sui vetri. Guardo fuori dalla finestra in cerca di una ispirazione. Devo concludere questo grafello. Dunque, c’è questo cantante eccentrico e poi c’è questo prete, che mi lascia talmente sconcertato da rovinarmi il sonno. Perché il primo recita, mentre il secondo fa sul serio. Ci crede davvero nel diavolo, lui.
martedì 28 novembre 2017
M’arcord
Ricordo i tetti e i cineri orizzonti
dei colli digradanti alle vallate;
ricordo i giorni caldi dell’estate
ed i pennacchi scuri sopra i monti.
La marna calcinata al solleone
ed i falaschi gialli dei dirupi
la corsa quotidiana e le persone
e i giorni della vita allegri o cupi.
Il tempo della prima sigaretta,
lo sguardo dell’amico più sincero.
Il primo giro sopra una lambretta
la vista dai torrioni al cimitero.
Il fuoco degli inverni sulle mani
ricordo, per i giochi sulla neve;
ricordo le speranze dei domani
e le ragazze con lo sguardo lieve.
Quella città, struggente e dolce era
nell’umido travaso di autunnali
caligini fumanti, che spettrali,
dalle Cesane calavano di sera.
Ombre solinghe, sgusciate dai tuguri
o risvegliato il sonno dagli annali,
vedevi camminar rasente ai muri
avvolti nei velari tutti uguali.
Senza paura, allora, senza quei timori
che il cuore pompa quando il mondo è vuoto;
perché sentivi sempre dai rumori
che circolava il sangue nell’ignoto.
E la città pulsava ai tempi miei
scomparsi, ormai. Perché se’n te se acort
adess tle strad en vedi più i burdei
e sensa i abitant… Urbin è mort.*
· Traduzione
Perché se non ti sei accorto
adesso per strada non vedi più i bambini
e senza gli abitanti… Urbino è morta.
martedì 14 novembre 2017
L'ELIMINAZIONE
Ieri allo stadio di San Siro ho visto due Italie.
Una era sul campo. Undici atleti che hanno
lottato come leoni per vincere ed ai quali deve andare il nostro plauso. L’altra
sugli spalti, sulla quale deve ritorcersi invece il biasimo di tutti i
cittadini che non vi si riconoscono.
Solo la prima mi rappresenta. La seconda,
almeno quella di coloro che hanno iniziato fischiando l’inno nazionale degli
avversari, deve solo vergognarsi.
Pantofolai che credono di fare sport
guardandolo alla televisione, facinorosi e violenti che non vedono l’ora di
menar le mani, beoti e falliti che pensano di riscattarsi urlando ed inveendo
allo stadio, non sono che l’espressione dell’Italia come è stata modellata da
quelli che loro hanno votato: una massa di maleducati.
C’è una notizia che scorre sui giornali svedesi
stamattina. L’allenatore della squadra che ci ha sconfitti, prima di lasciare
gli spogliatoi, ha preso un sacco ed ha ripulito la stanza di tutte le
bottiglie e le cartacce rimaste a terra. “Perché non bisogna lasciare sporco”, ha
commentato. Ma è una notizia che forse nessun giornale italiano pubblicherà
mai. Perché noi… siamo superiori.
lunedì 23 ottobre 2017
L'APPARENZA
Le generazioni che verranno saranno più
fortunate. Perché per comprendere la
storia avranno a disposizione anche le immagini, e non solo i libri. Come
sarebbe diverso, infatti, se anche noi potessimo vedere Caligola, mentre nomina
senatore il suo cavallo.
I giovani di domani potranno farsi un’idea
precisa del nostro tempo molto meglio che
con tante letture, le quali non possono trasmettere il calore e la complessità
di una conversazione che si può osservare. Sarà sufficiente mostrare loro qualche trasmissione televisiva. E chi meglio
dell’esperto d’arte che calca le scene da qualche decennio, messo in onda con
regolare ostinazione ancora oggi senza pudore, potrebbe rappresentarglielo?
Mi viene in mente una trasmissione della quale non ricordo il nome. Il nostro sedeva su una
specie di trespolo, del tipo di quelli che usano gli arbitri di tennis.
Stizzito dall’argomentazione di una invitata, evidentemente non condivisa,
costui la interrompe con la sua consueta raffinatezza. E senza farla finire, le
chiede brutalmente se conosce Vittorino da Feltre. Un personaggio naturalmente
preso a caso, tra quelli doverosamente conosciuti da tutti gli italiani che
hanno frequentato la scuola dell’obbligo.
Al sommesso diniego della signora, che di
certo non si trovava lì per parlare di storia dell’arte, l’esperto fa immediatamente
onore al suo nome, iniziando la tiritera che ormai lo contraddistingue: “
Capra, capra, capra, ….lei è ignorante come una capra!”.
Quale migliore immagine di un pubblico, in
mezzo al quale forse nessuno conosceva la risposta, che sghignazza e ride a
questo stratagemma dialettico della specie più disonesta, per descrivere
l’abisso di ignoranza, volgarità e bassezza morale dell’Italia di oggi?
Poiché tutti sono esperti nel proprio campo e
ignoranti in quello altrui, sarebbe stata la stessa cosa se un ciabattino
avesse chiesto alla signora che cos’è una lesina. Ma non si sarebbe raggiunto
lo stesso effetto. Perché pur trattandosi di due esperti, il primo dei quali
soltanto si guadagna da vivere con la sua arte, mentre il secondo con quella
degli altri, quest’ultimo è un personaggio noto, mentre il primo è un perfetto
sconosciuto.
L’apoteosi della morale profonda del nostro
tempo, che chi non appare non conta
nulla.
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