martedì 9 maggio 2017

LA RIPARTENZA




Nata per necessità  e cresciuta per caso, la vena del Menestrello si va esaurendo.
Anche i grafelli infatti, benché di specie assai più bassa, appartengono al genere della poesia e come questa nascono spontanei come i fiori degli alberi, che senza più linfa avvizziscono e muoiono.
Non so dire dunque se essi rifioriranno, perché non dipende dalla volontà la voce interiore che parla attraverso di essi.
Tuttavia l’esperienza del Blog è stata gratificante e mi dispiace abbandonarla. Per questo, anche senza la versificazione giambo - gnomica - scherzosa ─ mi si consenta soltanto per una volta una definizione vagamente erudita ­─ fin qui prodotta, mi piacerebbe continuarla.
Infatti la scrittura mi è sempre stata più congeniale della parola, che considero un semplice blaterare, dato che il discorso libero non consente mai la riflessione, mentre dalle larve informi del segno scritto, talvolta possono nascere splendide farfalle.
Inoltre il vantaggio del Blog è che si può dire senza riserve quello che si vuole, senza tema di essere contestati, ricavando perciò la piacevole sensazione di avere sempre ragione.
Per questi motivi dunque esso continuerà ancora. Con brevi riflessioni in prosa e, forse, con qualche lirismo effimero di poche pretese, mantenendo lo stesso “format”.
Grazie a tutti coloro che mi hanno seguito  fin qui e buona lettura a tutti quelli che continueranno a farlo.

mercoledì 12 aprile 2017

IL SENSO




Chiedersi il senso
del malessere interiore
e il vuoto che prorompe.
Questo vagare dei giorni
attorno ad una vita spesa
nel non sapere mai
lo scopo d’un’anima rappresa.
E poi d’un tratto, nel lampo più lontano,
vedere chiaro che tutto quel che hai
non è che l’incertezza  e la paura.
Quel bimbo nella cruda terra
che soffoca pian piano
non fa che ricordarci quel che siamo,
e l’animo, che si perde nella sera,
la sente la ragione vera
dell’assillante angoscia.
Perché nel fiore che avvizzisce,
e poi s’affloscia e muore,
il cuore vede all’opera il destino.
Che non distingue chi è lontano
da quello che, per caso, è più vicino.


mercoledì 5 aprile 2017

IL LUPO




Girava vagolando le campagne
il lupo della steppa siberiana.
Di lungo i fiumi fino alle montagne,
selvatico e foriero di buriana.
Tappata in casa con le sue compagne
la madre suona invano la campana;
il grido giunge solo a orecchie stagne
e la paura in petto si rintana.
La belva morde e graffia a piacimento
con uno sguardo truce che distrugge
ovunque la fiducia nello Stato,
che nella gente estingue lo sgomento.
Finché ha davanti un uomo che non fugge
ed or si chiede chi l’abbia ammazzato.

mercoledì 29 marzo 2017

L'ABIEZIONE




Sento parlar di droga,
del destino. E c’è
del diavolo, chi dice,
lo zampino. Perché,
travolti dalla foga
e senza compassione,
saranno troppi, tanti
i perfidi assassini
a non pagare il prezzo.
Ma un’altra convinzione
m’evita l’abiezione
di amare chi disprezzo.



martedì 21 marzo 2017

LA MAFIA *




Che dire amici? Pure in Campidoglio
c’era la mafia. E dopo l’arresto,
quello che lo dirige con orgoglio
parla di mele marce dentro il cesto.

Anche se non mi squadra io non voglio
dare la colpa a lui per ‘sto dissesto,
ma in tutto questo puzza un po’ d’imbroglio
la storia delle mele, di pretesto.

Se chi ha infestato il nostro ordinamento,
per fare affari e muovere in segreto
municipi, regioni e parlamento

son stati quattro pomi del meleto,
allor ciò che  gettò Falcone al vento
non fu una bomba, ma soltanto un peto.



*   Ripubblicata in occasione della giornata della memoria.

lunedì 20 marzo 2017

L'ARBITRIO




Più dell’inganno, più dell’arroganza
più della falsa solidarietà.
Più della derisione e più della mancanza
della giustizia insieme all’onestà.
Più del melenso adire la speranza
più del disprezzo per la verità;
più dell’abuso fatto con costanza
che fai passare come carità.
Più dell’esempio turpe che ci dai
quello che non si può più tollerare
è che nel privilegio chiuso a riccio
pretendi che le leggi che tu fai
noi le si debba sempre rispettare
          e tu lo faccia solo a tuo capriccio.





mercoledì 8 marzo 2017

L'INGANNO




Pensavi essere il tempo senza storia
ma quello che facesti poi rimane.
Sarà concime il merito alla gloria
ma il frutto dell’inganno andrà a puttane.
Conosco il volto falso della boria
e il suono fesso delle sue campane;
il bronzo della maschera illusoria
ed il rituale delle inezie umane.
La scoria sprofondata la palude
rigetta all’aria pura i suoi miasmi
accolti dai polmoni del futuro
in questo regno vano di fantasmi,
dove c’è chi si crede d’esser puro
senza capire invece che s’illude.