lunedì 21 novembre 2016

SOLITUDINE



Un panorama spoglio e desolato
come di caki un albero d’inverno
s’imprime su uno sguardo disperato
che vaga cieco nello spazio eterno.
Vivida luce all’occhio trasognato
che scruta lento l’angolo malfermo
rimanda solo un mondo dilatato
che pende sull’abisso dell’inferno.
Quello che è tu non lo sai ancora
e mentre il sangue scorre nelle vene
non senti che l’angoscia del domani.
E quello che saprai, dalle tue mani,
ormai serrate oppure chiuse insieme,
non avrai cenno mai, passata l'ora.

martedì 15 novembre 2016

BERSANI




Non te la prender col destino ingrato,
che tanto a questo mondo poco dura
e chi la casa l’arredò con cura
col tempo poi può essere sfrattato.
Mentre che al sole caldo e all’aria pura
sei alla guida, esperto e rispettato,
stringi forte il timone navigato
perché altrimenti un altro te lo fura.
Al tempo del comando incontrastato
chi l’ha cresciuto il popolo sovrano
sei stato tu, carissimo Bersani,
sei tu che il fiorellino gliel’hai dato;
adesso dunque non ti sembri strano
se sono tutti ormai democristiani.

mercoledì 9 novembre 2016

LA SUPERBIA




Ride,
il grande giornalista,
l’esimio professore.
Ride il commentatore.
Pensa che non capisca un cazzo
chi difende la Costituzione.
Ma nasconde lo sconcerto per l’andazzo,
quando il mondo prende un’altra direzione.

giovedì 3 novembre 2016

ITALIA DEMORENZIANA



Terremoto devastante
disperati per la strada
il lavoro giornaliero
spesso anche senza paga
gente affonda e muore in mare
la miseria degradante
corruzione ovunque vai
e le mafie a guadagnare
che politici bonsai
non riescono a fermare
truffatori di vecchiette
banche marce affari fare
e la Boschi che sparisce
la Morani a sproloquiare
gente che la deve odiare
e l’esperto delle sette
tace adesso il monsignore
mostra al pubblico le tette
e la bocca da guanciale
Grillo è solo un fascistone
dalla tele è tutto un coro
il compunto intellettuale
il mercato del lavoro
non è certo un bell’andazzo
e la meritocrazia
chi li vota è populista
e poi non capisce un cazzo
ma se uno vuol cambiare
non votare Berlusconi
e neanche per la lega
ma soltanto quel partito
che degli altri se ne frega
non si taglia lo stipendio
ama la democrazia
però senza opposizione
forse quello avea ragione
e del resto poco prima
osannavan Mussolini
settant’anni sono pochi
per cambiare dei cretini
non chalance amico caro
fatti solo i cazzi tuoi
gli argomenti sono pochi
calcio, fica, soldi in banca
evasori compulsivi
mentre qui lo Stato arranca
sempre colpa dell’Europa
il tedesco cattivone
che tra un po’ ci butta fuori
con l’emerito spaccone
referendum immediato
vota la Costituzione
mondo nuovo generato
i pedofili indecenti
assassini delle donne
psicopatici e violenti
il patetico amatore
e i capelli assai fluenti
i consigli di Briatore
quella è proprio tutta scema
gli s’annebbia anche la vista
il prosecco di Zonin…
e il nemico per il prete
che dal pulpito del porto
istruisce i suoi fedeli
a fendenti d’anatema
è la festa satanista
d’Halloween.

mercoledì 26 ottobre 2016

L'OBIETTORE DI COSCIENZA



Così la terra gira ed alla luce
riporta anche l’infamia, tuttavia,
con tutto quello che con sé conduce
l’ignavia e  l’arrogante ipocrisia.
E questa storia triste e svergognata
dal sole di Sicilia prende il via.
Laggiù una sorte orrenda e immeritata
colpiva la tua giovane esistenza
quando, dalla speranza accompagnata
per folta di dottori la presenza,
entrasti a partorire in ospedale
all’ombra ed al riparo della scienza.
Ma il parto non fu lieve. E fu reale
che i figli che tu tanto ebbi aspettato,
l’uno gemello all’altro in tutto uguale,
se non estratti, t’avrebbero ammazzato.
In preda ad un dolore lancinante
chiamasti aiuto, e il grido disperato
fendette l’aria e il cielo più distante.
Ma lì vicino, Valentina, l’uomo
dal niveo camice sul corpo aitante
parve lontano e assente dal frastuono
mentre ti contorcevi nel dolore.
Solo auscultava il cuore, chino e prono
del tuo bambino, perché quel dottore,
indifferente di quel tuo patire,
insieme a tutti gli altri era obiettore.
Forse una breve pausa nel soffrire
ti fece intraveder la verità,
ma troppo tardi adesso per fuggire.
Per trenta ore te ne stetti là
a urlare di ricevere una cura
e a reclamare almeno la pietà.
Ma in quella sala bianca di tortura
pervasa dall’amore del pietista
ti venne la risposta la più dura.
A tanto può la furia rigorista,
dell’uomo intruso dalla religione,
giunger da fargli perdere di vista
perfin la naturale compassione.

sabato 22 ottobre 2016

IL CONCORSO PUBBLICO



Riaprono i concorsi,
assumerà il Comune;
l’ha detto nei discorsi
il fiorentino nume.
Perfino la Provincia,
anche se malandata,
s’adegua e ricomincia
la solita infornata.
La tiepida speranza
adesso si ravviva:
si libera una stanza
nella cooperativa.

giovedì 13 ottobre 2016

FO



A me quell’uomo m’ha tenuto a balia,
prima però che fosse censurato.
Girava pei teatri dell’Italia
e non è stato mai né misurato
né servo del padrone del momento.
Io, Dario, lo ricordo molto amato,
quando irridente e coi capelli al vento,
parlava quella lingua universale
lucente e chiara come fosse argento.
Lui lo sapeva dove stava il male
e lo diceva con le sue parole,
fatte di miele mai, bensì di sale.
Ma in un paese di cotanta prole,
chi critica il potere e il Vaticano
e onesto con se stesso stare suole,
di solito non va tanto lontano.
E infatti fu la fredda terra Svea
che seppe riconoscer l’Italiano.
Che s'aspettava noi... sai che canea!