venerdì 5 settembre 2014

LA VOLUTTÀ



Come una luce ferma, là sul mare
m’appari bella e nuda, verità!
Ti vengo incontro e nuoto tra le onde
e poi ti guardo ancora. Mi riappare
il tuo splendor ,ma il cuore si confonde:
 la tua distanza è sempre quella là.
Vano lo studio dunque e la ricerca?
Vano il sentir diverso ed abbagliante?
galleggio e mi domando sussultante.
Quindi mi giro e vedo ch’è la terra
più lontana, più fioco il suo frastuono;
più lenta la tensione alla catena
del fastidio per la brutalità.
Così di nuovo all’onde m’abbandono
puntando a quella luce in mare aperto
e nuoto, nuoto nella voluttà.

lunedì 1 settembre 2014

LA MERITOCRAZIA



Sono pervaso da un atroce dubbio
da quando c’è fermento e agitazione
tra chi amministra la democrazia;
e non son solo! Alberto, che interpello
a volte, sulla meritocrazia
la pensa proprio come il Menestrello.
Stiamoci attenti amici, a non strafare;
questo è un paese strano, le regole
europee non posson funzionare
laddove c’è rimasto un sol valore
unificante dalle alpi al mare:
quello del familismo corruttore.
Bisogna invece fare come al lotto,
assumer gente con il bussolotto.

lunedì 25 agosto 2014

I GAVETTONI



Essere lievi pur nella penombra,
pur quando il giorno m’è assai grave amico
e aprir le tende al sole quando adombra
la cupa tabe del lirismo antico.

Non annoiarti, questo non vorrei,
per questo scrivo versi assai leggeri;
non farti mai sentire quel che sei
se non per scherzo, anche se son sinceri!

Eppure di momenti in cui barcolla
questa mia presunzione letteraria
è piena la giornata; in cui mi molla
quell’aulica  certezza egualitaria.

Così nell’acqua fino al collo immersi
di questa capricciosa nostra estate
dai giorni freddi e cupi e non diversi
da quelli di stagioni più avanzate,

vedendone sì tanti di coglioni,
che sproloquiando di malati e SLA,
se’n vanno in giro a farsi gavettoni
sol per la loro immensa vanità!

venerdì 22 agosto 2014

LA MANCANZA


In un’aria serotina
impregnata dall’olezzo
della  lieve ginestrina
mi dicesti ch’era un pezzo
che lo stavi tu anelando
ed io dissi di rimando
che l’amore è birichino:
si nasconde di tra i fiori
e persino tra lo sterco.
“È da molto che lo cerco!”
ripetesti tra i languori.
Poi comparve un po’ di vento
e si scosse la campagna
quando tu con voce stanca
mi dicesti a cuore aperto:
“È da tanto che mi manca!
la mia vita era un deserto
desolato e senza rezzo”
“Sei affranta?” dici, “Certo!
siam seduti qui da un pezzo!”
Allor  tocco lentamente
la tua chioma assai fluente
che, sfiorata appena appena,
mi s’accascia come niente
ben più ratta che repente.
E dai fiumi del passato
prepotente avanza un’onda
che ripete di gran lena:
“Ero schiva e pudibonda,
ero schiva e pudibonda!”
Ancor oggi, quasi vecchio,
la sua sola rimembranza
mi sconvolge anche parecchio
se ripenso a tutto il male
che può fare la Mancanza,
che produce tanta pena
e un risucchio pertinace
che ti schianta e che ti drena.

lunedì 18 agosto 2014

SALENTO


Da un Angelo mi vinni chist’iddia
d’uno tacco che scalcia versi duri
come i vibranti colpi dei tamburi
nelle notti d’agosto di Grecìa.
Duri come la terra solatìa
e come i sassi dei solinghi muri
viaggiano alitando sugli scuri
ulivi dell’antica Messapia;
sull’arida campagna abbandonata
sui fichi tondi con le spine al vento
e sulle case bianche di calcina
per scomparire in corsa disfrenata
nel mare fondo e azzurro del Salento,
terra di gente ancora genuina.

martedì 12 agosto 2014

LA COOPERATIVA




Un giorno, caro amico,
ce lo dovran spiegare
qual genio universale
l’ha fatta ed ideata
la cooperativa.
Con la mia voce schiva
io non lo posso fare.
Lì dove agli sfruttati
hanno cambiato nome
chiamandoli associati,
proprio com'era prima 
senza però il padrone.



lunedì 4 agosto 2014

A UN AMICO


Comincia la mattina di buon’ora
la tiritera, tara, tera, tira;
sarà forse incazzata perché stira,
oppure perché tara, tira, tora.
La goccia  che la maglia tua s’attira
la bile gliela butta tutta fora
e il vino che ti bevi non ristora
se ti traguarda l’occhio pieno d’ira.
Poi quando ti riprende che hai sbagliato,
ciò che a chiunque capita, suppongo,
e certo non sei tanto rilassato
io ti capisco, amico, se hai pensato
che se non gli va bene il tuo dittongo
potresti trasformarlo in uno iato.
Non creder ch’a te sol sia capitato!
Qualcuno s’è ben tanto risentito
che a Terni se n'è andato trasferito.