mercoledì 5 febbraio 2014

L'APPARATO




Successe in Palestina tempo fa.
Profeta come tanti eppur diverso
perché la gente, dentro l’occhio terso,
vedeva una discorde verità.

Ma l’Apparato invece di traverso
compatto s’ammassò con ansietà
alla ricerca, senza dignità,
di rendere quel verbo controverso.

Compreso che costui facea sul serio
uniti si recaron dal padrone
piatendo un solo bieco desiderio,

ché l’uomo è dolce, affabile e sornione
ed usa il suo veleno con criterio,

ma solo se gli dai sempre ragione.

lunedì 3 febbraio 2014

LO SCONTRO GENERAZIONALE


Mettilo in pausa il cuore stamattina.
Giova, fratello, puntellar la frana?
L’umore che l’intride nella trama
presto farà crollare la collina.

Che il solco porti l’acqua nella piana
l’insegna la saggezza contadina.
Se tu ci avessi un po’ pensato prima
forse i tuoi figli – la parte lontana

dal privilegio e dalle garanzie,
dagli intrallazzi e dai saloni austeri,
soggetta solo alle vigliaccherie

dei piccoli ricatti giornalieri,
l’infiorescenza insomma della vita,
non si sarebbe mai così indurita.

Ed or ch’è la fiducia ormai sparita
Augias e Fazio. Arranca la Bignardi,
ma quello vola! Non è troppo tardi?

sabato 1 febbraio 2014

AI MIEI NIPOTI


La luce fredda d’uno schermo piatto
vi tiene sulle spine,
mentre vi ronfo intorno come un gatto
per porre ad essa fine.


Vi parlo allor di vecchie ormai stagioni,
di pietre arroventate.
Di braccia aduste tese sui covoni.
Di limpide serate.

D’androni strepitanti di bambini
l’orecchio vi accarezzo,
che tengon sottobraccio i giornalini
in palio a sette e mezzo.

Pieni i torrioni di canaglie urlanti
che tirano a pallone
colpendo abbandonati anche i passanti
alla rassegnazione,

vi dico. E degli stoppacci aguzzi
il volo sincopato
sull’erte scalinate, bianchi a spruzzi,
e il grido: l’ho ammazzato.

Di fughe per i vicoli consunti
sfuggendo un grosso ombrello
vi racconto, quando impazzito a quello
suonò il suo campanello.

E vi descrivo quei rocchetti strani
legati ai cinturoni
fatti da chi lanciava con le mani
in aria gli aquiloni.

Di file di palline in posa lasca
con il gran gullo in testa
e quelle vinte a risuonare in tasca
come campane in festa.

Di tutto questo infin vi posso dire,
qual favola di sera
però; che mai potreste voi capire
ch’è la mia infanzia vera.

giovedì 30 gennaio 2014

RESOCONTO



Ieri nell’emiciclo tante mani
intente sui pulsanti deputati
a finanziar le banche dei privati
coi soldi ch’han versato gl’italiani.
C’è solo un gruppettino di sbarbati
che li contesta e scende giù dai piani
immantinente avvinto da decani
che cercan di fermar gli esagitati.
E dai sinistri scranni stanno urlando
fascisti a tutto spiano e grida accese,
ma non al civico che sta menando
bensì alla piccoletta che l’ha prese.
Lontano intanto gode gongolando
il socio imprenditore milanese,
mentre la capa, con savoir cortese,
declina il lungo crine dalla gente
e se ne va… senza vedere niente.

martedì 28 gennaio 2014

IL RANDELLO DELLA MAGGIORANZA



Ed ecco infine un caso da manuale,
quando il randello della maggioranza
decide a tavolino l’uguaglianza
anche se non è affatto tutto uguale.

E cresce nel mio cuore la speranza
che gl’italiani non si faccian male
con questa nuova legge elettorale,
se serve a far sparir la minoranza.

L’ha fatto quello in capo ai nigeriani
che riempie pian pianino le prigioni
di personaggi che lui chiama strani

e parla poi di piccole sanzioni;
che stan violando i diritti umani
dice però chi ha perso le elezioni.

domenica 26 gennaio 2014

IL CAMPO DI BATTAGLIA



Pennoni bianchi di maestosa altezza
tra macchie di celeste adamantino
ed una dolce vellicante brezza
dal mare spumeggiante del mattino

il cuore all’uomo e il guardo gli accarezza
e come mamma verso il suo bambino
gli rappresenta tutta la dolcezza
e l’agnizione dell’amor divino.

Ma sale truce dalla sabbia nuda
funesta una vision che lo attanaglia
e lo pervade d’un’angoscia cruda,

quando scrutando bene l’accozzaglia
par che l’inferno invece si dischiuda
su ciò che sembra un campo di battaglia.

lunedì 20 gennaio 2014

EL CANDIDAT


La prima volta ma la television
ma me quel m’era pars un squilibrat,
ma dopp i l’ho capit d’avé sbaiat
anca s’è stata brutta l’impression.

Ho dett tra d’me: mo chi è ste fanfaron
che sgaggia sempre e ch’ardà da matt
anca se chiatre propri gnent i han fatt
e dic ma tutti che si ‘n gran capron?

Mo i cla volta en avev capit gnent,
en ciavev fatt nemen un pensierin
ché quest en era mica un deficient

m’so dett, quant’i l’ho lett in tel Carlin
ch’adess in gir è pien de brava gent
che ‘l vol fè sindech…dla città d’Urbin.


Dialetto d’Urbino




Traduzione
IL CANDIDATO

La prima volta alla televisione
a me quello è sembrato uno squilibrato,
ma dopo io l’ho capito d’aver sbagliato
anche se è stata brutta l’impressione.

Mi son detto: ma chi è questo fanfarone
che urla sempre e che dà di matto
anche se gli altri nulla gli hanno fatto
e dice a tutti che sei un gran caprone?

Ma io allora non avevo capito niente,
non l’avevo neanche pensato
che questo non era affatto un deficiente

mi son detto, quando l’ho letto sul Carlino
che adesso in giro è pieno di brava gente
che lo vuol far sindaco…d’Urbino.