giovedì 14 novembre 2013

IL CANTO MANCANTE (Seconda parte)



     – Ma chi son questi? Chi è questa gente? –
porgo al poeta la domanda mia
e lui risponde assai pacatamente:
     – sono i dannati per pedofilia,
la feccia della triste faccia umana
e mancan dai gironi a causa mia –
     Sedevan costor dunque in posa strana
sul piano di trasporto senza lacci,
addosso solamente una bandana
     fissata bene al nastro tra i polpacci
e ai didimi legata stretta stretta.
Il resto pelle nuda e niente stracci
     in bilico, a rischiar l’anima abietta
ognor di penzolar per i coglioni,
se non si fosse sempre ben sorretta
     stringendo con le mani degli occhioni
fissati ad una corda sovrastante.
E sotto a loro diavoli e demòni
     ed una tetra bestia dal sembiante
di un laido e gigantesco formichiere
dall’aspra e scabra lingua rosseggiante
     al par di spada d’uno cavaliere,
che quando arriva l’anima dannata
gl’infila a mò di dardo nel sedere.
     Su quella mobil banda abbarbicata
giunge lei dunque dentro il cavernone
e avanza lentamente frastornata;
     fremono i satanassi ed il bestione,
vedendo calcitrare il disgraziato
tenuto bene a bada col forcone,
     mentre ch’alcuni diavoli di lato
riscaldan lo schifoso beverone
di cui il mostro sempre ghiotto è stato.    

CONTINUA

mercoledì 13 novembre 2013

SPERANZA



Speranza dice che si deve dare
l’IMU, che la possiam pagare.
L’ho visto ieri sera a Ballarò.
Certo, anche il sangue lo si può donare
amici, ma ai vampiri no!

Davvero ancora tu lo puoi votare
chi non s’è vergognato di tassare
perfino la raccolta dei funghetti?
Lasciamoli tra loro ormai parlare,
la profittante razza degli inetti.

domenica 10 novembre 2013

IL CANTO MANCANTE (Prima parte)




     Un fremito al ricordo del poeta.
Stanotte l’ho sognato ed era lui,
parlandomi di cosa assai segreta
     e una richiesta straordinaria, al cui
pensier  tosto m’assale lo sgomento
e la paura a raccontarlo altrui.
     Mi chiede dunque l’Alighier memento
d’aggiungere dei versi alla commedia,
ch’egli altrimenti mai sarà contento
     se alla mancanza alcuno non rimedia.
L’infera simmetria non ha concento
senza l’aggiunta al desco d’una sedia.
     – Ma – gli dico con voce senz’accento
– come potrò mai farlo mio divino,
se manco di parole e di strumento? –
     – Non serve tanto l’esser sopraffino –
egli mi dice molto comprensivo
– ma che ci sia del corpo dentro il vino
     e tutto il resto non sarà cattivo.
Tu lo dirai con le parole tue
il mio pensier ancor ardente e vivo –
     E dunque, tra ‘l mugghiar come di bue
e le risate grasse per lo scherno,
ecco venire innanzi l’ombre sue.
     C’è come, nella grotta dell’inferno,
un nastro che trasporta le persone
che gira sempre e che non sta mai fermo
     senza che mai si veda una stazione.
A qualche metro dalla terra scura
si scorge gente sopra senza nome,
     il posteriore in vista e ben in cura,
che ampia un’apertura lo consente
d’individuar da sotto la lordura.

CONTINUA

mercoledì 6 novembre 2013

LA RICONOSCENZA



Grondano d’acqua i muri nella sera
per una pioggia intensa e assai dirotta
quando un leggero pigolio si leva
e si confonde tra l’intensa lotta.

Poi lo risento, almen così mi pare,
ed apro l’uscio nella notte scura.
C’era un gattino sotto le mie mura
sbarrati gli occhi e il pelo diseguale

rorido e infradiciato fino all’osso.
L’ho fatto entrare zuppo nell’androne
e l’ho rifocillato a più non posso.
Poi, quando fu passato l’acquazzone,

apro la porta e lui mi fugge via.
Il vento soffia e corre come un treno
le nuvole scansando tuttavia
e per domani ci sarà il sereno.

Il mondo per il sole s’è indorato
quand’apro e butto gli occhi allo zerbino
dove, come se fosse addormentato,
si trova lì adagiato un uccellino.

Le piume intatte e il collo reclinato.
E mentre delicato lo raccatto
presento chiaro d’esser osservato.
Sul muro dirimpetto ci sta un gatto.

Dicon che sia per la benevolenza
che lo fanno. Per un ringraziamento.
E che quel loro agir non è parvenza
ma il frutto d‘un reale sentimento.

E grande assai un dubbio mi pervade
guardando la contorta umanità
ch’affolla e muove per le nostre strade
nel segno della superiorità.

Parendomi che la riconoscenza
non proprio frutto sia d’intelligenza.

domenica 3 novembre 2013

A UN PRETE PEDOFILO


Ripenso le paure tra le coperte
fredde di camerate oscure.
Immagino il disgusto.
Gelida l’indifferente sicumera
della tua veste nera.
Ma quanti sono stati?
I laghi d’innocenza prosciugati
dall’abominio della sera?
Rivedo lo spavento
e la disperazione vera.
La porta aperta del recinto
ormai lo tiene avvinto
a ieri quel sopruso e relegato.
Ma quel che s’è saputo m’ha convinto
dell’inezia, rispetto a quello
ch’avrai potuto fare nel passato.
Quando per il  potere immenso
tenevi il mondo intero
a te prostrato.


giovedì 31 ottobre 2013

LA DOPPIEZZA UMANA



Tremore
nell’aria fredda della notte,
mentre sordo
 un fragore
di ruote si levava
dall’asfalto nero.

E poi dall’alto
 verdeggianti le colline
dell' Edimburgo arcana,
dove s’aggirava,
rivelata alfine,

la doppiezza umana.

Brodie si chiamava
e fu impiccato in piazza.
Ma Stevenson,
rendendolo immortale,
dimostrò che non s’ammazza.

lunedì 28 ottobre 2013

A UN EX ASSESSORE




Cinque minuti prima della fine
a quel convegno io ti vidi entrare.
Giacca marrone, scarpe in tinta affine,
callido l’occhio, intorno per scrutare
dove si fosse il tanto ambito loco
ove saremmo andati per mangiare.
Parlai d’ambiente solo ancora un poco,
essendo io quel giorno il relatore,
e a tavola, tra il chiacchiericcio roco,
riempisti la tua pancia da assessore.
Becere le battute da caserma
che ci facesti poi sorbir per ore.
E adesso sulla pagina malferma
la leggo sul giornale che ho comprato
della notizia infine la conferma:
che la richiesta di quel magistrato,
dopo una lunga indagine severa
che non aveva mai punto archiviato,
è stata di quattr’anni di galera
esposta con estrema precisione,
la voce ferma e la postura altera.
Pensavi d’esser furbo e sei coglione?
Ma sei solo d’Italia un deprimente
emblema del declino e la ragione.
E fosti pure vice presidente!
Si strugge chi ti scelse d’afflizione.
Io non lo so se tu sei innocente,
ma avendo conosciuto il tuo passato
mi lascia il tuo destino indifferente,
come l’altrui per te sempre lo è stato.