lunedì 16 settembre 2013

ROVELLO



Rovello d’antico sapiente
se l’uomo sia buono o cattivo,
che l’uno lo vede inclemente
e l’altro piuttosto corrivo.


Su spiagge affollate di gente
o lungo il sentiero montano
non sembra cattivo per niente
se visto da molto lontano.


Ma dentro le tane in città
o sotto l’effetto del vino,
traspare nessuna bontà,
se visto da molto vicino.


Ambigua creatura che può,
ingenuo altrimenti che scaltro,
pietoso o crudele anche un po’,
sia essere l’uno che l’altro.

venerdì 13 settembre 2013

LA SPOSA BAMBINA




Si dice che dal cuore di una stella
che si trovava a sideral distanza
si sia staccata qualche particella
mutandosi di forma e di sostanza


cadendo in un deserto yemenita,
laddove quell’energico fulgore
a un cuore di bambina diede vita
di gioia pieno e colmo anche d’amore.


I giochi dell’infanzia tra la gente,
il riso della vita ancora implume,
il vivo canto della chioma aulente,
ignara di perfidie e di lerciume.


Talmente di bellezza in pieno fiore
da non lasciare affatto indifferente
chi scatenando il lurido furore
se la comprò senza badare a niente,


empiendola di fiori e di gioielli,
gli occhi arrossati sol dalla lussuria,
di vesti, cibo e di balocchi belli,
violenza cieca e disumana furia.


Per spegnere così quella scintilla
sola e indifesa tra le grinfie insane,
gli occhi rivolti all’astro suo che brilla
e nella gola un solo grido inane.


Mari d’infamia e di depravazione,
la meraviglia estinta nel dolore,
per soddisfar la sordida pulsione
nel mentre che un prodigio accanto muore


trafitto dallo strazio più perverso,
vittima senza colpa come in guerra,
sgomento e pianto in tutto l’universo,
gelo nei cuori e buio sulla terra.

mercoledì 11 settembre 2013

A UN IPOCRITA




Invece dell’albergo pittoresco,
di fare dei conventi solo ostello
l’ha detto per fortuna il tuo Francesco,
per darli al più infelice del fratello.


Gridandola così la verità
per troppo tempo chiusa nel cassetto,
a chi ha parlato troppo d’equità
per poi dimenticarsela nel letto.


L’avessi arditamente fatto io,
essendo solamente un non credente,
invece di un cristiano per Iddio
e non solo cristiano indifferente,


l’avresti detto solo un vil livore.
Per l’avvolgente e grande impegno raro,
per quel tuo grande ed infinito amore,
che mostri pel guadagno ed il denaro.


lunedì 9 settembre 2013

A un ex 68ino




Ti vidi nella testa del corteo
lo sdegno in viso contro il privilegio,
avverso chi dell’uguaglianza ha spregio
della rivolta adepto e corifeo.
Poi fosti professore di liceo
e poi ancora Presidente egregio,
ad elargir incarichi di pregio
ai postulanti di quel gineceo.
“Che sol stupidità non cambia idea”,
facendoti notar l’incongruenza
a me giustificasti quell’opzione
con grande competenza e ‘rudizione.
Colmo della stucchevole insolenza
di chi s'adatta bene alla marea.


venerdì 6 settembre 2013

IL VOLONTARIO



La musica nel viale
profumo di salsicce,
la festa elettorale
le mani sudaticce.


Il barman è indignato!
Ha fatto consigliera
dice, chi igienizzato
gli ha la sua dentiera.


Capisci che birbone?
Invece del caimano
la paga quel coglione
del popolo italiano.


Impreca al malcostume,
prepara il mio mojito,
il dirigente del comune
 volontario del partito.


martedì 3 settembre 2013

IL CACCIATORE





Si alza di buon’ora
anfibi saldi a terra
adatti per la gòra
e pure per la guerra.


Fucile sulla spalla
il cane in frenesia,
giberna con la palla
sale lento la via.


Padron legittimato
di boschi e di giardini
guerreggia indisturbato
pure tra i condomini.


Spregiata ed avversata
 l’italica adunanza
che in più d’un occasione
l’ha messo in minoranza.


Ahi, nomi altisonanti!
D’inganno e di bugia
più spesso gravidanti
che di democrazia.


Odore soffocante
di zolfo ed antimonio.
Lo sparo assai bruciante,
le prede in pandemonio,


fin quando soddisfatti,
a cena d’uccellini,
tutti a sputar nei piatti
il piombo dei pallini.

domenica 1 settembre 2013

IL PERDONO



Nasce da quel ripudio roboante
contro quella rampogna meritata,
che solo vien però da un sicofànte
che mai quell’equità l’ha praticata.


Viene da chi, per farsi i fatti suoi,
l’ha tanto trascurato quel covile,
che sol sporcandoti muovere ti puoi
dopo ch’è diventato un gran porcile.


Da quel che mai l’ha avuto quel rispetto
per quelle leggi che ora fa applicare,
ma a modo suo, lasciando la sanzione
cadere addosso soltanto a chi gli pare.


Sorge dal senso di profondo sdegno
che suscita la sola vista del bestione
che offende e sbraita senza alcun ritegno
quale animale privo di ragione.


Sgorga dall’ingiustizia stessa,
che se ti mette in croce
già lo disse il poeta, anch’essa
infiamma e roca fa la voce.


Me lo son chiesto spesso.
Che non incline sono
a cancellar le offese
a colpi di perdono.


Ma è proprio naturale?
Che indenne se ne vada
quel che ti fa del male?
Senza che nulla accada?


Ma il sangue poi trasuda
e forse la ragione è questa qua,
di preferire alla vendetta cruda
quella gentile magnanimità.


Anche se quel perdono, tanto predicato,
somiglia troppo alla rassegnazione
quando concesso,  non richiesto è stato,
e non conosce chi l’ha avuto, la ragione.